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Ovvero: come la teoria dei giochi avrebbe potuto salvare due deficienti.

Capita ogni tanto di farsi due risate leggendo le notizie pubblicate dal sito dei Darwin Awards.
I Darwin Awards sono dei premi dati a uomini e donne che hanno deciso di debellare la stupidità dalla nostra specie. Non sono però geni od educatori ad esseri premiati, ma persone che autonomamente hanno escluso il proprio DNA dal comune patrimonio genetico. Questi signori, difatti, vengono premiati per aver causato la propria morte (o la propria castrazione) in modo stupido. In modo MOLTO stupido.

Un esempio affascinante è quello di due ragazzi che, volendo dimostrare il proprio coraggio alla stessa donna, hanno deciso di ingaggiare una singolare gara in moto. La gara consisteva nel lanciarsi a velocità elevata l’uno contro l’altro. Il primo che si fosse tolto dalla traiettoria di collisione si sarebbe dimostrato pavido.

Una moto di Polli.

Nessuno s’è dimostrato pavido e i due ora marciscono qualche metro sotto terra. La donna “disputata” si sarà fatta consolare da qualcuno di meno coraggioso. Come possiamo dare un senso a questa morte? Cosa possiamo scrivere sulle loro lapidi?

Ancora una volta ci dà una mano la teoria dei giochi. Infatti il gioco dei polli ben si presta a modello di questa sfida mortale. Pollo deriva da una traduzione letterale di chicken, che è l’offesa che nel mondo anglosassone si rivolgeva al pavido. Se uno si cerca gli equilibri di Nash del “gioco” che i due contendenti hanno messo in atto scopre che i due avrebbero dovuto giocare l’uno la strategia coraggiosa, l’altro quella pavida. L’equilibrio di Nash è quella coppia di strategia dalla quale nessun giocatore ha convenienza a deviare unilateralmente. Infatti se uno sa che il proprio avversario sarà pavido a lui converrà tirare dritto e vincere l’ambito premio (chissà quale sarà questo premio poi). Se invece il giocatore sa che il proprio nemico sarà coraggioso allora dovrà deviare dalla traiettoria mostrandosi pavido, altrimenti crepa.

Insomma non doveva succedere quello che è successo. Ma, se entrambi hanno pensato che il proprio avversario sarebbe stato pavido, allora avrebbero potuto ragionevolmente tirare dritto come hanno fatto. Ma c’è un altro ma… Se fossero stati un passo più svegli allora avrebbero capito che entrambi avrebbero potuto fare il ragionamento precedente  e conseguentemente avrebbero deciso di sterzare entrambi, salvando almeno la vita.

Questi casini capitano quando gli equilibri di Nash non sono coordinati, quando ci son di mezzo le donne, e quando s’è particolarmenti stupidi.

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Le parole sono importanti. E non è nemmeno il caso di scomodare Nanni Moretti.

Le parole sono importanti perché implicano una visione del mondo.

A me, da sempre, urta il teorema. Mi rende nervoso.

Teorema, secondo gran parte dei giornalisti italiani, significa “ipotesi non verificata”, spesso fantasiosa, oltremodo complessa, ritorta.

Ma per me, per la matematica, e anche per il Treccani, non è questo. Il teorema è sostenuto da ipotesi valide, conformi al corpo di conoscenze in cui l’affermazione trova spazio. Il contrario, insomma, del modo in cui lo usano i giornalisti di Libero, sulla prima pagina di oggi 16 maggio, riguardo il “teorema dei magistrati” contro Silvio B.

Probabilmente per i giornalisti di Libero, ma non solo, la matematica, la scienza, è questo: arzigogolate tesi, non molto comprensibili, di cui non ci si può fidare, e di cui è dubbia l’utilità e la buona fede.

(Grazie a FM per l’attenta correzione!)

2309 Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:

— che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;

— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;

— che ci siano fondate condizioni di successo;

— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.

Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della « guerra giusta ».

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Questo è il Catechismo della Chiesa Cattolica, quando si occupa di guerra.
E’ ovviamente molto divertente la condizione: “che ci siano fondate condizioni di successo”. Sembra un po’ assurdo, ma se analizziamo questa condizione attraverso la TEORIA DEI GIOCHI ne percepiamo l’intrinseca grandezza.
Assumiamo infatti che tutti i popoli del mondo siano cattolici (cosa che la Chiesa auspica).
Assumiamo che tutti i popoli seguano il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Ora, se si devono far guerra e si trovano in condizione di parità di forze non la fanno, perché appunto non ci sono fondate condizioni di successo.
Se invece il popolo A è molto più debole del popolo B sceglierà di non far guerra, non soddisfando il requisito di qui sopra. Allora il popolo B dovrà utlizzare il primo principio, cioè utilizzare altri mezzi, per esempio un’annessione pacifica del popolo A.

E la Chiesa garantisce una pace perpetua. YEAH!

P.S. anche se tutte le condizioni di qui sopra sono soddisfatte ma i popoli non conoscono il tipo del nemico (forte o debole) ognuno è incentivato a svelare il proprio tipo, perché gli garantisce in un caso la vittoria a tavolino, nell’altro la sopravvivenza.

P.P.S  Non consideriamo nel Post Scriptum qui sopra il caso in cui i popoli possano avere la stessa abilità bellica. In questo caso purtroppo nemmeno il Papa può salvarci dall’inevitabile pretesa di entrambi i popoli di essere più forte del proprio avversario. Infatti se il bluff risulta credibile l’avversario deve accettare, secondo il Catechismo, la resa incondizionata. Questo però diventa un classico problema di coordinazione, dato che essendo la stessa strategia adottata da entrambi si cade nell’equilibrio in cui scoppia una superguerra che lascia secca un sacco di gente.

Cominciamo con un argomento che è tornato proprio oggi all’onore delle cronache: l’inquinamento del Po.

Qualche giorno dopo il fattaccio Bertolaso venne in tv per spiegare che la Protezione Civile aveva risolto il problema. Quello che molti definivano come un enorme disastro ambientale veniva affrontato e ammaestrato dalla nostra grande Protezione Civile in due giorni.

Leggiamo oggi che in realtà solo 2200 tonnellate di idrocarburi sono stati recuperate con le idrovore e le stime che abbiamo disponibili in questi giorni parlano di almeno 3000 tonnellate riversate nel fiume. Risulta quindi evidente che la Protezione Civile non abbia mai avuto a disposizione il quantitativo totale di olio combustibile e gasolio presenti nelle cisterne.  Le stesse stime dopo oltre un mese di indagine sono molto approssimative.

Allora perché Bertolaso afferma che più del 90% dell’inquinante è stato recuperato?

Questo è un bell’esempio di come non solo i numeri possono essere interpretati in modo scorretto, ma di come possano essere inventati di sana pianta. Fidarsi di uomini che mentono così spudoratamente è pericoloso.