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Tag Archives: matematica

C’è gente convinta che essere gay faccia venire l’aids. E c’è gente talmente stupida da credere che i gay non dovrebbero donare il sangue.

L’istituto di trasfusione Gaetano Pini ha di recente chiuso, obbedendo a decisioni “prese in altra sede”, la possibilità di donare il sangue ai gay. Questo perché, secondo alcuni, sarebbe rischioso. I gay trasmettono l’hiv, come i cavalli portano la sella.

Siamo ben memori che all’inizio l’AIDS era considerata una malattia dei gay, ma speravo che un passetto avanti lo avessimo fatto! A parte la ragione degli asini e dei cretini (che più in là d’uno “sporco frocio” non sanno andare), per i quali non ci son ragionamenti che valgono, troviamo, in un commento alla notizia su LaRepubblica.it, l’opinione di un “illuminato” medico:

sono un medico e lavoro in un servizio trasfusionale della regione. sarò sintetico: il principale agente di infezione trasmessibile con la trasfusione sulla base della letteratura scientifica non è l’HIV ma sono i batteri (SHOT report 2009), il cui passaggio nel sangue del donatore viene reso possibile anche da rapporti sessuali traumatici. che i rapporti maschio-maschio appartengano a questa categoria è oggetto di dibattito, ma la possibilità esiste ed è documentata. questa credo sia la ragione del protocollo adottato dai colleghi del policlinico. La battuta dell’On Concia è all’ennesima dimostrazione della distanza tra la politica e la realtà: i donatori che hanno rapporti con prostitute NON possono donare, secondo una legge dello Stato. La donazione del sangue è un atto medico. Non un diritto. Non c’è alcuna volontà discriminatoria. Solo la volontà di tutelare l’elemento più fragile di tutto il processo della trasfusione: il paziente che la riceve

Inviato da stufatonante il 16 luglio 2010 alle 13:33

Queste elucubrazioni sono fallaci perché confondono l’orientamento sessuale con il comportamento sessuale. È lo stesso errore che si potrebbe compiere dando del mafioso ad una persona solo perché è nata in Sicilia, o del leghista ad un veneto solo perché è nato a Treviso. Conosco, invece, molti trevisani che sanno fare di conto!

Quanto apportato dal medico di qui sopra non c’entra nulla, quindi, con l’orientamento sessuale, ma col comportamento: c’è una possibilità, a suo dire, che avere un rapporto sessuale anale con una persona infetta dello stesso sesso (maschio) sia più rischioso che avere un rapporto sessuale vaginale con una persona infetta (in questo caso, desumo, femmina). Una possibilità. Ma questo cosa c’entra? Il sillogismo degli omofobi è che, se è più rischioso un rapporto omossessuale, allora i gay sono più pericolosi: dando per scontato che i gay, in quanto gay, si accoppino (nel senso di accoppiarsi) fra di loro ad ogni occasione buona, non usando alcuna precauzione né facendo distinzioni sui partner.

Ora, è considerato, giustamente, comportamento a rischio l’avere molti rapporti sessuali con persone di cui non si conosce la diagnosi (sani o infetti). Questo perché, ça va sans dire mais ça va mieux en le disant!, alza la probabilità di avere rapporti con persone infette. Non c’è, infatti, alcuna possibilità di contrarre l’HIV da una persona sana (etero, omo, dedita al sesso con le tazze del bagno degli autogrill, comunista, indossante calzoni alla zuava…).

Ragazza con capelli rossi: è una strega?

Ragazza con capelli rossi: è una strega?

Il far coincidere l’orientamento gay con un comportamento a rischio è pregiudizio stolto e vergognoso. E il considerare una “possibilità” che dovrebbe rendere più pericolo il rapporto una base per escludere dalla donazione i gay è stupido, perché non si confà ai dati.

I dati sulle cause d’infezione, difatti, su questo sono chiari: prendiamo, per andare sul sicuro, quelli del Istituto Superiore di Sanità: nel 2007 i rapporti sessuali etero erano risponsabili di più del 40% delle infezioni, i rapporti sessuali un po’ meno della metà. Considerando il dato storico, almeno a partire dal 1993, la proporzione si mantiene stabile.

Cambia, invece, di molto il rapporto fra infezioni dovute allo scambio di siringhe (predominante nei primi anni novanta) e i rapporti sessuali (che sono responsabili adesso il 74% dei contagi). Si alza l’età del contagio (sia calcolata come media che come mediana) attestandosi dopo i trentacinque. E come si vede dalla tab. 8 sotto indicata il rischio è costituito, in grande maggioranza, dall’avere partner promiscuoi. E, aggiungiamo noi, una scarsa coscienza del rischio, o un’avversione alle complicate tecniche di prevenzione, perché il preservativo fa piangere Gesù.

Dal rapporto ISS

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Le parole sono importanti. E non è nemmeno il caso di scomodare Nanni Moretti.

Le parole sono importanti perché implicano una visione del mondo.

A me, da sempre, urta il teorema. Mi rende nervoso.

Teorema, secondo gran parte dei giornalisti italiani, significa “ipotesi non verificata”, spesso fantasiosa, oltremodo complessa, ritorta.

Ma per me, per la matematica, e anche per il Treccani, non è questo. Il teorema è sostenuto da ipotesi valide, conformi al corpo di conoscenze in cui l’affermazione trova spazio. Il contrario, insomma, del modo in cui lo usano i giornalisti di Libero, sulla prima pagina di oggi 16 maggio, riguardo il “teorema dei magistrati” contro Silvio B.

Probabilmente per i giornalisti di Libero, ma non solo, la matematica, la scienza, è questo: arzigogolate tesi, non molto comprensibili, di cui non ci si può fidare, e di cui è dubbia l’utilità e la buona fede.

(Grazie a FM per l’attenta correzione!)

Vi segnalo due interessantissimi post, apparsi sul blog di Paolo Agnelli.

Si torna ancora sulle elezioni, sull’astensionismo, sull’importanza dei voti.

In questo caso, con puntiglio inclemente, sono stati presi in esame i dati delle regioni Lombardia e Piemonte.

Vi invito dunque a dare un occhiate alle sue considarazioni su astensionismovoti reali.


(Chi coglie la citazione del titolo vince una maglietta Cicciput.)

Incominciamo dall’inizio. Incominciamo, quindi, dallo zero.

“Diamo i numeri” vuole essere il racconto d’un matematico esercizio quotidiano.

L’idea è quella di fare le pulci a chi da i numeri – tg, giornali, radio, blog, … – e capire se ci stanno raccontando fole.

Siamo talmente assuefatti dalle percentuali di share, dai trilioni di debito pubblico, dai zero tituli, dai sondaggi prepostelettorali e dai grafici a torta che lasciamo ai numeri prendere il sopravvento sulla realtà.

Veramente un veneto su tre vota Lega?
Veramente in piazza c’erano mille milioni di persone?
Veramente Berlusconi è il più amato dagli italiani?

Purtroppo non lo sappiamo! Non lo possiamo sapere, nessuno ce lo dice: i politici appoggiano i loro slogan sui numeri per farli diventare certezze; gli esperti sono pagati per far dire ai numeri quello che vogliono i committenti; i giornalisti inchiodano i numeri alla pagina senza poterli capire, senza pensare di criticarli; il pubblico ingurgita bulimico, tra l’indifferente e lo “strano ma vero”; a scuola ci fanno odiare la matematica, tra noiosi calcoli e più noiosi teoremi, senza insegnarci a leggere i numeri. Di chi dovremmo fidarci?

Eppure alle volte non servono interminabili studi per capire se ci stanno imbrogliando. Basta un piccolo esercizio, qualche facile conto e un po’ d’arguzia.

Riprendiamoci i numeri, diamoli noi i numeri.